Francesca Bonello - feeling nature

La strada si fa sotto i nostri piedi, ovvero i benefici della camminata meditativa

Come sarebbe se, invece di correre sempre incontro al futuro, noi fossimo fermi e la strada semplicemente si facesse sotto i nostri piedi, ovvero ci venisse incontro. Ci avete mai pensato? Da quale direzione della vita vi piacerebbe essere raggiunti?

E’ un po’ come quando siete su un treno fermo alla stazione, e dal finestrino vedete il treno al vostro fianco muoversi, e per un attimo non sapete se siete ripartiti voi o si sta muovendo lui.

Ecco, a volte cambiare punto di vista può creare un po’ di disorientamento ma può nascondere interessanti risorse.

Lascio a voi questi spunti di riflessione e ne approfitto invece per parlarvi, oggi, del cammino.

Il cammino personale, quei passi che facciamo ogni giorno e dei quali a volte siamo consapevoli e altre no.

La camminata meditativa è una delle esperienze più intense del bagno di bosco, apparentemente semplice, quasi banale, è stata invece l’attività che ho proposto per ultima ai partecipanti delle mie sessioni di shinrin-yoku. Prima ho dovuto raccogliere parecchia esperienza e farmi coraggio.

Questo perché per fare una camminata meditativa e riuscire a portare il gruppo in uno stato meditativo e mantenerne la concentrazione per un tempo prolungato ci vuole molta, anzi moltissima centratura e capacità di concentrazione; non è affatto immediato.

Durante la camminata meditativa l’attenzione si distoglie dei pensieri e la mente a poco a poco si sgombra, rilassandosi progressivamente.

Dedichiamo tutta la nostra concentrazione e capacità di attenzione a quel che ci circonda, allertando al massimo la nostra sensorialità: ci beiamo del tepore del sole sulla nostra pelle o dei brividi che ci può dare l’aria frizzantina, ci lasciamo cullare dal cinguettio di un uccellino o dal sommesso scorrere di un rio, e magari nel frattempo il nostro sguardo viene catturato da una macchia cromatica di fiori nel sottobosco o dalla maestà di un albero.

E mentre osserviamo e sperimentiamo tutto questo, siamo al contempo presenti a noi stessi e al nostro stato d’animo e percepiamo tutta la vitalità e l’energia del nostro corpo. E’ come se una sottile corrente si instaurasse tra noi e la realtà circostante, cosicché tutto si fa più vivido ed elettrizzante.

Una delle cose che si scoprono facendo questa attività è che, quanto più si si rallentano i passi, tanto più rallentano i pensieri e si libera la mente, ed è proprio per questo che chi si approccia per la prima volta a questa pratica la vive spesso con estrema fatica e insofferenza e rischia continue distrazioni: la mente non vuole cedere il passo! sia mai, potrebbe perdere il controllo, e poi, chissà cosa potrebbe succedere. Eppure è proprio questo uno dei motivi per cui alla fine di un bagno di bosco ci si sente così lucidi e rigenerati. Basta così poco.

Camminare lentamente ci costringe anche a prendere consapevolezza del nostro equilibrio; paradossalmente, più lentamente si cammina più ci si scopre instabili e si percepiscono tutti i micro-aggiustamenti che la muscolatura è costretta continuamente a fare per mantenerci in equilibrio. Questa connessione diretta tra il corpo e la nostra consapevolezza ci restituisce presenza, radicamento e stabilità.

Il Camminare lentamente ci permette di fare attenzione a noi stessi e di verificare così se siamo davvero allineati; ovvero di vedere se il centro della testa (la volontà), il centro del cuore (le emozioni e il desiderio), e il centro del corpo (la vitalità e il senso del benessere) vanno nella stessa direzione.

Troppo spesso nella frenesia della vita ordinaria non ci accorgiamo che questi centri percorrono strade diverse oppure non hanno lo stesso ritmo o mancano di considerazione l’uno per l’altro, sicché invece di collaborare tenderebbero a prevaricarsi.

A volte, è la testa che cento ne pensa e, come dice il proverbio, alla fine solo una ne fa ( e per giunta con un gran dispendio di energie e magari anche male).

Può essere che lo sforzo che chiede al corpo sia eccessivo, o che la motivazione del cuore sia insufficiente; può essere pure che la confusione mentale crei dispersione, o il corpo non sia nella sue condizioni migliori… sta di fatto che, se questi tre centri non si sostengono l’un l’altro, ne risulta che siamo molto meno incisivi e non dispieghiamo appieno il nostro potenziale sulla realtà.

Dulcis in fundo, magari ci colpevolizziamo pure dei mediocri risultati ottenuti, andando a minare la nostra autostima sulla quale poggia il nostro potere personale.

Queste sono solo alcune delle considerazioni, ovvero degli insight, che possono nascere da una pratica così elementare, se solo ci concediamo del tempo per farne esperienza.

Quindi, perché non cominciare sin d’ora?

Ti propongo di ritagliarti anche solo 5 minuti,

magari mentre stai portando fuori il cane, oppure mentre stai spingendo il carrello al supermercato.

Siamo sempre in movimento, non ti sarà difficile trovare un’occasione.

Quanto più in un dato momento sei di fretta, ti senti magari in ansia, percepisci una frizione tra la tua volontà di rallentare e la tua abitudine mentale, tanto maggiori sono i benefici che ne otterrai.

Auto-disciplinati! bastano pochi minuti, ogni giorno, per ritornare in contatto con te stessa. In fin dei conti, sei tu il bene più prezioso, perché non coltivare la presenza a te stesso? Cosa aspetti?

Il sole non è mai così bello quanto nel giorno che ci si mette in cammino.

(Jean Giono)

Se non sai da che parte cominciare, puoi iniziare prestando attenzione al tuo respiro, mentre cammini, e poi, dopo il primo momento di osservazione, renderlo più ampio e profondo. Se questa semplice pratica non è sufficiente ad ancorarti a te stesso, puoi passare a portare tutta la tua attenzione ai piedi, al tuo appoggio. Puoi scegliere se prestare attenzione al momento in cui il piede poggia a terra, oppure al momento in cui si solleva. Come cambia la percezione? Che sensazioni ti rimanda.

Quando hai familiarizzato con queste sensazioni, ed hai ancorato a terra la tua presenza, gioca a rallentare il passo… qual’è il limite fino a cui ti puoi spingere? Com’è il tuo equilibrio?

Sono infinite le osservazioni e le cose che puoi scoprire di te stesso.

Se hai ancora qualche minuto, ti suggerisco di vedere questo video di Thich Nhat Hanh sulla pratica della meditazione camminata – https://www.youtube.com/watch?v=akeKlyQxaTE , a me trasmette molta pace.

Ancora una volta, se hai voglia di condividere le tue osservazioni con me ne sarò onorata. Buona strada

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